Ecomafie in Lombardia: i numeri parlano davvero chiaro?
Secondo Legambiente, Brescia è tra le province con più reati ambientali nel 2024
Il report Ecomafie 2025 di Legambiente restituisce un quadro allarmante della situazione ambientale in Italia, con una crescita marcata dei reati ambientali. La Lombardia, e in particolare la provincia di Brescia, emerge come area ad alta criticità, con numeri che sembrano confermare una presenza significativa e radicata di attività illecite nel settore ambientale.
Dati nazionali in crescita:
A livello nazionale, nel 2024, il numero di reati ambientali ha superato i 40.000 casi, raggiungendo ben 40.590, il che rappresenta un aumento significativo del 14,4% rispetto al 2023. Questo si traduce in una media impressionante di 111,2 reati al giorno, ovvero 4,6 ogni ora. La Lombardia si conferma come una delle regioni dove si consumano le attività illegali con il maggior impatto sul territorio, posizionandosi come la prima regione del Nord Italia e l’ottava a livello nazionale per crimini ambientali, con un incremento del 17,7% rispetto all’anno precedente. La criminalità ambientale in Lombardia si concentra principalmente nel ciclo dei rifiuti e del cemento. Nello specifico, nel 2024, gli illeciti nel ciclo del cemento sono aumentati del 14,6%, passando da 880 a 1.009 casi, portando la Lombardia al quinto posto nazionale per questo tipo di reato.
Brescia: la provincia peggiore in Lombardia per reati ambientali
In questo scenario preoccupante, la provincia di Brescia spicca tristemente come la “maglia nera” della regione, posizionandosi tra le peggiori a livello nazionale, al ventesimo posto nella classifica dell’illegalità ambientale. Nel solo 2024, in città e provincia, sono stati registrati ben 501 reati e illeciti di natura ambientale, il che equivale a circa tre reati ogni due giorni o uno ogni 17 ore. L’aumento è particolarmente allarmante: nel rapporto precedente (basato sui dati del 2023), i reati bresciani erano 304, indicando un incremento superiore al 60% in un solo anno. Brescia da sola concentra circa il 21,5% di tutti i reati ambientali contestati in Lombardia (2.324 in totale), con un distacco significativo dalla seconda provincia, Monza Brianza (172 reati), e dalla terza, Milano (137). Questi eventi hanno portato alla denuncia di 519 persone, all’arresto di 6 individui e a 125 sequestri.
Il report di Legambiente individua tre i crimini più gravi che hanno coinvolto la provincia di Brescia nel 2024. Il primo è quello dei reati contro la fauna, un settore che trae profitto dall’organizzazione, gestione e controllo di attività illegali che hanno al centro lo sfruttamento degli animali selvatici e domestici, un business stimato a livello nazionale in 3 miliardi di euro. A Brescia, si contano 134 reati, 102 persone denunciate e 111 sequestri. Al secondo posto è l’abusivismo edilizio (cemento), laddove la provincia di Brescia ha registrato 78 reati, 126 persone denunciate e 5 sequestri. Al terzo posto il ciclo dei rifiuti, considerato tra gli illeciti più pericolosi e redditizi commessi dalla criminalità ambientale, dove sono stati rilevati 74 reati, 103 persone denunciate e 15 sequestri.
Barbara Meggetto, Presidente di Legambiente Lombardia, ha lanciato un forte campanello d’allarme, sottolineando la necessità di potenziare l’attività di vigilanza e controllo e appellandosi ai cittadini affinché vigilino sui loro territori, rinforzando il loro senso di appartenenza e il rispetto per la natura.
Ecomafie e controlli: la necessità di una lettura più approfondita
Questi numeri sono stati evidenziati dal rapporto 2025 sulle Ecomafie presentato da Legambiente a livello nazionale. Nonostante l’indicazione di un fenomeno di sicuro rilievo, sarebbe quanto mai opportuno che i dati venissero rapportati al numero di controlli effettuati, per valutare con maggiore precisione l’incidenza reale dei reati rispetto alla sorveglianza attuata, nonché al territorio di riferimento. Questo permetterebbe di comprendere se davvero la provincia di Brescia meriti di essere annoverata tra le aree peggiori in Italia per il tema di che trattasi e, soprattutto, se il trend risulti effettivamente in peggioramento negli ultimi anni.
Per quanto riguarda la prima considerazione, nella posizione privilegiata di cui godiamo in qualità di consulenti ambientali, abbiamo assistito nell’ultimo quinquennio ad un netto incremento delle attività di controllo svolte dalle istituzioni e, in particolare, da ARPA e NOE, che sempre più riescono a svolgere un’attività di controllo capillare e qualificata sul territorio.
Riteniamo che questo fenomeno possa indubbiamente aver contribuito in qualche misura al numero di episodi riscontrati e, per questa ragione, ci parrebbe opportuno che i dati siano rapportati al numero di controlli effettuati.
In merito invece alla seconda considerazione, è quanto mai rilevante notare che la provincia di Brescia è la maggiore in Lombardia per estensione, presentando una superficie che è più del triplo di quella di Milano, nonchè al secondo per numero di abitanti e per PIL pro capite generato.
Anche questi dati dovrebbero essere necessariamente considerati per valutare l’incidenza dei reati ambientali in funzione del contesto di riferimento.
Se rapportassimo il numero di reati al territorio provinciale, ad esempio, la nuova classifica regionale vedrebbe Brescia al settimo posto per reati commessi, appena sotto la provincia di Milano.

Conclusioni
Il report “Ecomafie 2025” di Legambiente conferma un quadro allarmante per l’ambiente italiano, con un numero significativo di reati ambientali e un sistema criminale sempre più strutturato. La Lombardia, e in particolare la provincia di Brescia, risultano tra i territori più esposti, richiamando l’attenzione delle istituzioni su azioni urgenti e mirate per il contrasto alle ecomafie.
Tuttavia, per comprendere davvero la portata del fenomeno, sarebbe necessario andare oltre i numeri assoluti, e rapportare i dati al numero dei controlli effettuati o ad altri parametri territoriali. Solo così si potrebbe valutare se davvero c’è un’incidenza significativamente maggiore nel bresciano rispetto ad altre zone d’Italia.
Con la trattazione dei dati fornita, il rischio è che la percezione sia quella di un fenomeno in crescita, mentre invece si tratti di un fenomeno determinato in tutto o in parte da controlli più capillari, nonché che ci sia un’errata percezione per alcuni contesti territoriali, come quello bresciano.
Nessun dubbio, invece, che si sia quanto mai bisogno di un’attività consulenziale specialistica in tema ambientale a servizio delle aziende, assunto che ci fa proseguire con entusiasmo nella nostra attività volta ad aiutare le aziende a mantenersi conforme ai dettami di norma e a migliorare le proprie performance nel tempo per diventare sempre più “sostenibili oltre la norma”.
