Biogas in azienda agricola: la piccola cogenerazione come leva di competitività
Per un’azienda zootecnica, liquame e letame rappresentano una risorsa energetica e agronomica già disponibile all’interno dell’impresa, oltre che reflui da gestire. Attraverso la digestione anaerobica possono essere valorizzati per produrre biogas, convertibile in energia elettrica e termica, e digestato, riutilizzabile nei terreni e nelle stalle.
Si tratta di un’opportunità concreta per aumentare l’autonomia energetica, contenere i costi di gestione e rafforzare la sostenibilità dell’azienda.
Un modello distribuito di economia circolare
La transizione energetica non riguarda solo i grandi impianti o la filiera del biometano. Accanto a questa, si afferma un modello più contenuto e distribuito: la micro-cogenerazione, per potenze elettriche inferiori a 50 kWe, e la piccola cogenerazione, per potenze da 50 kWe fino a 1 MWe.
Si tratta di impianti dimensionati sulle reali necessità della singola azienda e alimentati dai reflui prodotti quotidianamente dall’allevamento. Non richiedono biomasse acquistate né lunghe filiere di approvvigionamento: la materia prima è già presente in azienda.
Come funziona
Attraverso la digestione anaerobica, i reflui zootecnici (liquame e letame bovino) vengono convertiti in biogas e digestato. Il biogas alimenta un impianto di cogenerazione per produrre energia elettrica e termica: questa viene impiegata sia per l’autoconsumo e le attività aziendali, sia immessa in rete per la quota eccedente.
Il digestato, dopo la separazione solido/liquido, torna disponibile in azienda in due forme: la frazione pompabile può essere impiegata come fertilizzante nei terreni, mentre la frazione solida è utilizzabile come lettiera per le vacche da latte.
I vantaggi per l’azienda
- Autonomia energetica. Produrre elettricità e calore in proprio riduce la dipendenza dal mercato e l’esposizione alla volatilità dei prezzi.
- Riduzione dei costi operativi. L’energia autoprodotta abbassa la bolletta; la lettiera ottenuta dal digestato riduce l’acquisto di materiali esterni.
- Migliore gestione agronomica. Rispetto ai reflui tal quali, il digestato è più stabile e presenta caratteristiche agronomiche più prevedibili, a beneficio della fertilizzazione.
- Minori impatti ambientali. Catturare e valorizzare il biogas contribuisce a contenere le emissioni e migliora il profilo di sostenibilità dell’attività.
- Integrazione tra zootecnia e agroenergia. L’impianto rafforza il legame tra produzione agricola tradizionale e produzione energetica, rendendo l’azienda più resiliente e più credibile verso banche, clienti e filiere attente alla sostenibilità.
L’iter autorizzativo
La realizzazione di un impianto richiede il confronto con la normativa ambientale, urbanistica e di sicurezza. Le verifiche previste assicurano l’integrazione dell’opera nel territorio, la tutela della salute delle persone e il rispetto dell’equilibrio ambientale.
Il D.Lgs. 190/2024 e s.m.i. ha introdotto un quadro di forte semplificazione per i progetti di taglia minore. Nello specifico, il quadro normativo varia in base alla taglia del progetto:
- gli impianti a biogas con potenza fino a 50 kW operanti in assetto cogenerativo sono interamente liberalizzati, rientrando nel regime di Attività Libera;
- gli impianti con potenza superiore a 50 kW e inferiore a 1 MW, operanti in assetto cogenerativo, passano invece alla Procedura Abilitativa Semplificata (PAS).
Individuare correttamente il regime amministrativo sin dalle prime fasi, predisporre una documentazione tecnica impeccabile e interfacciarsi fin dall’inizio con gli Enti competenti sono i fattori chiave per perseguire un iter autorizzativo rapido e senza ostacoli.
Conclusione
La micro e piccola cogenerazione da biogas consente alle aziende zootecniche di trasformare un costo di gestione in energia, risparmio e fertilizzante, rafforzando al tempo stesso autonomia operativa e sostenibilità. Il valore non sta soltanto nell’impianto, ma nell’idea che lo sostiene. Utilizzare meglio ciò che l’azienda possiede già.
